Garlasco, l'avvocato di Sempio: "Nessun Dna utile sui reperti". Il 23 luglio l'udienza per le impronte

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A quasi diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villa di famiglia a Garlasco, le indagini continuano a scavare tra vecchi reperti nella speranza di trovare nuovi elementi. Il gip di Pavia, Daniela Garlaschelli, ha fissato per il 23 luglio un’udienza nell’ambito del maxi incidente probatorio, con l’obiettivo di affidare al perito dattiloscopista Domenico Marchigiani l’analisi di alcune tracce papillari rinvenute su confezioni di tè, cereali, yogurt e fogli di acetato recuperati all’epoca tra i rifiuti di casa Poggi.

Massimo Lovati, avvocato di Andrea Sempio – indagato per favoreggiamento nel caso, poi assolto – ha anticipato a Morning News che l’esame si concentrerà su quattro reperti specifici, alla ricerca di impronte latenti. «Abbiamo già escluso che su quei materiali ci sia Dna utile alle indagini», ha precisato, riferendosi alle analisi genetiche condotte in precedenza, che avevano rilevato solo i profili della vittima e del fidanzato Alberto Stasi, condannato in via definitiva nel 2010.

Quella di Garlasco resta una ferita aperta, non solo per la brutalità del delitto – Chiara fu trovata senza vita nella cantina, il cranio fracassato – ma anche per le ombre che ancora avvolgono alcuni passaggi investigativi. Tra questi, i cosiddetti "verbali degli orari" del 2008, legati proprio a Sempio, i cui dettagli continuano a sollevare interrogativi.

La vicenda giudiziaria, dopo anni di battaglie processuali, ha visto riaprirsi uno spiraglio con la scoperta del cosiddetto Ignoto 3, un profilo genetico non identificato emerso nel 2015 su un indizio mai analizzato prima. Ma ora, con l’esclusione di ulteriori tracce biologiche significative, l’attenzione si sposta sulle impronte digitali, ultimo tassello di un puzzle che la procura spera possa sciogliere i nodi rimasti.

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